BS 252 / GENNAIO 2025

50 anni di SGI

https://wp-bs.buddismoesocieta.org/site/wp-content/uploads/2025/02/bs252_speciale_vivo.jpg

50 anni di SGI

Un po' di storia

La SGI fu istituita il 26 gennaio 1975 sull’isola di Guam durante la prima conferenza mondiale per la pace organizzata dalla Soka Gakkai, dal titolo “onde di pace”, a cui parteciparono i rappresentanti di 51 paesi del mondo. Inizialmente quel giorno si sarebbe dovuta costituire soltanto la Lega buddista internazionale (LBI), un’organizzazione globale per la pace con lo scopo di collegare le organizzazioni soka al di fuori del giappone e coordinare le attività. Poi, nel corso dei preparativi, alcuni responsabili e rappresentanti dei vari paesi pensarono che fosse necessaria anche «un’organizzazione che potesse fornire saldi consigli di fede» (NRU, 21, 12). Così proposero di fondare la Soka Gakkai internazionale e chiesero a Daisaku Ikeda di diventarne presidente.
Da quell'anno il 26 gennaio è diventato il “Giorno della SGI”. Inoltre nel 1983 la SGI è stata accreditata come organizzazione non governativa
(ONG) con status consultivo presso il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC). Da allora, in occasione del giorno della SGI, per 40 anni Daisaku Ikeda ha presentato alla comunità internazionale proposte di pace articolate e approfondite che esplorano l'interrelazione tra i concetti buddisti fondamentali e le diverse sfide che la società globale deve affrontare.
Nel 1995 è stata adottata la carta della SGI, sostituita nel 2021 dalla carta della Soka Gakkai. Il 18 novembre 2024 una modifica della costituzione della Soka Gakkai ha chiarito che Daisaku Ikeda è considerato il maestro di kosen-rufu mondiale e «il presidente e leader spirituale della SGI per l'eterno futuro». Nelle prossime pagine raccontiamo alcune tappe fondamentali dello sviluppo di questa organizzazione mondiale oggi diffusa in 192 paesi del mondo.

Da Guam uno slancio verso il nuovo millennio

Come se fossimo in un dialogo virtuale con il nostro maestro, abbiamo scelto diversi brani di suoi scritti utilizzandoli come risposte ad alcune domande. Una sorta di intervista immaginaria a Daisaku Ikeda

Il 26 gennaio 1975 fu fondata la Soka Gakkai Internazionale. Cosa ricorda di quel giorno?
Ho ancora un vivido ricordo di quella piccola riunione di cittadini del mondo. Sull’isola di Guam, dove tante persone avevano perso la vita negli aspri combattimenti della seconda guerra mondiale, si radunarono con spirito pionieristico circa centosessanta Bodhisattva della Terra, provenienti da cinquantuno paesi del mondo, per la Prima conferenza mondiale per la pace. Non fu una riunione di capi di stato, studiosi o economisti ma un incontro di persone comuni, nel cuore di ognuna delle quali ardeva un nobile voto che trascendeva ogni differenza di etnia e nazionalità.
[…] Durante il mio discorso in quella prima riunione dichiarai: «Il sole del Buddismo di Nichiren sta iniziando a sorgere all’orizzonte. Spero che invece di cercare fama o gloria dedicherete la vostra nobile vita a piantare i semi di pace della Legge mistica in ogni parte del mondo. Io farò lo stesso».
(dalla Lezione speciale per il 26 gennaio, giorno della SGI, sul Gosho Ripagare i debiti di gratitudine, BS, 174)

Quale fu la motivazione che la portò a fondare la SGI?
Eravamo in piena guerra fredda e il mondo era diviso nei due blocchi orientale e occidentale. Quel giorno partecipai alla riunione con la profonda determinazione che si riuscisse a superare quella separazione glaciale e trovare una strada sicura per unire tutta l’umanità. […] In quella occasione, che segnò una nuova partenza nel viaggio di kosen-rufu e della pace, mi rivolsi così alle persone presenti, unite da una grande missione e da profondi legami karmici: «Adesso forse potreste non percepirlo, ma fra cinquanta o cento anni il significato di questo giorno sarà ancora più evidente. […] Ciò che facciamo da ora in poi determinerà il futuro del mondo».
(da “La pratica del bodhisattva Mai Sprezzante su scala globale”, lezione della serie “Il Buddismo del sole per illuminare il mondo”, BS, 204)

In profonda sintonia con il suo maestro...
In quel momento la visione del presidente Toda di una cittadinanza globale e la sua determinazione a eliminare l’infelicità dalla Terra mi erano perfettamente chiare. In quella conferenza inaugurale, quando decisi di scrivere “il mondo” accanto alla mia firma nella colonna “nazionalità”, stavo esprimendo il giuramento di realizzare la visione del mio maestro.
(dalla Proposta di pace 2015, BS, 170)

Quale fu a grandi linee il percorso culminato nell'incontro di Guam?
Partii per l’estero la prima volta il 2 ottobre 1960 con il cuore indissolubilmente unito a quello del mio maestro, di cui portavo la fotografia nel taschino della giacca. Il mio impegno a tutto campo per kosen-rufu mondiale iniziò da quel viaggio di 24 giorni che toccò nove città degli Stati Uniti, del Canada e del Brasile. L’anno dopo visitai cinque paesi e un territorio dell’Asia, e altre cinque nazioni in Europa. Poi, dal 1962 al 1967, e ancora dal 1972 al 1975, mi recai oltreoceano quasi ogni anno per aprire la strada di kosen-rufu.
In ogni città e in ogni nazione che visitavo recitavo Daimoku con la determinazione di impregnare il suolo con Nam-myoho-renge-kyo. Parlando con ogni persona che incontravo e incoraggiandola, ho piantato i semi della Legge mistica, facendo emergere Bodhisattva della Terra dedicati ad adempiere il voto di realizzare la propria missione per kosen-rufu.
La guerra fredda perdurava, la minaccia nucleare cresceva e in molte regioni c’erano dissidi e conflitti armati. In quello scenario aspettai, anzi creai il tempo giusto, costruendo nel contempo una rete di cittadini e cittadine globali impegnate a realizzare la pace abbracciando una filosofia basata sul rispetto della dignità della vita.
Tutti quegli sforzi culminarono in una riunione che ebbe luogo a Guam all’inizio del 1975 – al termine della mia visita di tre settimane negli Stati Uniti – a cui parteciparono membri di 51 paesi e territori nel corso della quale, il 26 gennaio, fondammo la Soka Gakkai Internazionale.
[…] Nel mio discorso inaugurale feci notare come la persistente priorità che l’umanità attribuiva alla logica della forza militare, del potere politico e del profitto economico fosse un ostacolo alla pace che teneva il mondo in uno stato di costante tensione. E sottolineai come la religione potesse svolgere un ruolo essenziale per superare questa situazione e aprire una strada per una pace duratura. […] Conclusi dicendo: «Come coraggiosi discepoli di Nichiren Daishonin, pieni di compassione e di totale dedizione alla causa della verità e della giustizia, vi prego di vivere fino in fondo con spirito positivo, impegnandovi per la prosperità dei vostri paesi, per la felicità delle persone e la preziosa esistenza dell’umanità».
(da “Avanziamo per tutta la vita sul grande cammino di kosen-rufu con incrollabile coraggio”, lezione della serie “Il Buddismo del sole per illuminare il mondo”, BS, 225)

Cosa accadeva allora nel mondo e quale fu il suo ruolo nel perseguire la cosiddetta “diplomazia umana”?
Il 1975, anno in cui fu fondata la Sgi, vide anche un aggravamento dei conflitti e delle divisioni a livello mondiale: mentre ancora si avvertivano i postumi della quarta guerra arabo-israeliana (1973) e della guerra del Vietnam, e si teneva il primo vertice dei principali paesi industrializzati per rafforzare il blocco occidentale, nel blocco comunista lo scontro fra Cina e Unione Sovietica raggiungeva livelli inquietanti.
Dedicai quel periodo, che avrebbe condotto alla fondazione della SGI, a compiere intensi sforzi in direzione del dialogo. […]
Durante la mia prima visita in Cina, nel maggio del 1974, vidi con i miei occhi gli abitanti di Pechino costruire una vasta rete di rifugi sotterranei nell’eventualità di un attacco sovietico. Quando, circa tre mesi dopo, incontrai il premier sovietico Alexei N. Kossighin (1904-1980), gli comunicai le preoccupazioni dei cinesi riguardo alle intenzioni sovietiche e gli chiesi senza mezzi termini se l’Unione Sovietica avesse in programma di attaccare la Cina. Il premier mi rispose che l’Unione Sovietica non aveva alcuna intenzione né di attaccare né di isolare la Cina.
Durante la mia successiva visita in Cina, nel dicembre dello stesso anno, riferii questo messaggio alla dirigenza cinese. Nella stessa occasione incontrai il presidente Zhou Enlai (1898-1976) e discussi con lui dell’importanza di promuovere e rafforzare le relazioni di amicizia fra Cina e Giappone e di lavorare insieme per il miglioramento della situazione mondiale nel suo complesso.
Nel gennaio 1975 visitai gli Stati Uniti e presentai alle Nazioni Unite una petizione per l’abolizione degli armamenti nucleari con più di dieci milioni di firme raccolte dai giovani della Soka Gakkai in Giappone. Ebbi anche l’opportunità di intraprendere uno scambio di vedute con il Segretario di Stato americano Henry Kissinger.
Fu nel mezzo di questi sforzi febbrili per promuovere il dialogo che il 26 gennaio 1975 venne fondata la SGI. […] Fin da quella prima riunione i suoi membri hanno costantemente sostenuto la convinzione che il dialogo rappresenti la via più sicura e certa verso la pace. Io mi sono dedicato alla “diplomazia umana”, quel tipo di diplomazia che cerca di unire un mondo diviso in uno spirito di amicizia e fiducia, e di promuovere vasti scambi a livello di base in ambito culturale ed educativo.
Cercando di guardare oltre le differenze nazionali e ideologiche, ho intrapreso dialoghi con vari esponenti mondiali provenienti dai più disparati ambiti di attività. Ho incontrato e scambiato riflessioni con persone di varie provenienze filosofiche, culturali e religiose, fra cui l’Ebraismo, il Cristianesimo, l’Islamismo, l’Induismo e il Confucianesimo. Credo fermamente, e quest’esperienza me l’ha confermato, che la base del dialogo di cui abbiamo bisogno nel XXI secolo debba essere l’umanesimo, un umanesimo che vede il bene in tutto ciò che ci avvicina e ci unisce e il male in ciò che ci divide e ci separa.
(dalla Proposta di pace 2005, BS 110 e BS 199)

Su quale spirito si fondava la dichiarazione di pace formulata in quella occasione dalla Lega Buddista Internazionale? (vedi box )
La dichiarazione adottata in quella prima riunione espresse il nostro spirito di fondatori con queste parole: «Nella creazione della pace, i legami cuore a cuore tra le persone risvegliate alla santità della vita sono persino più forti dei legami economici e politici tra le nazioni. […] Una pace duratura non può essere ottenuta senza la realizzazione della felicità di tutta l’umanità. Ci impegneremo quindi per fare dell’ideale buddista della compassione la base di un nuovo orientamento filosofico che ispiri un contributo concreto alla sopravvivenza e alla fioritura del genere umano».
Questo spirito rimane immutato anche oggi che il nostro movimento si è diffuso in centonovantadue paesi. Radicati in una base sempre più estesa di amicizia e dialogo continueremo a lavorare per un mondo libero dalle armi nucleari e dalla guerra e per eliminare l’infelicità dalla faccia della Terra, per creare una società nuova in cui tutte le persone possano godere pienamente della benedizione della dignità umana.
(dalla Proposta di pace 2015, BS, 170)

Ogni 26 gennaio, per quarant’anni, lei ha presentato una Proposta di pace alla comunità internazionale. Con quali motivazioni ha elaborato ogni anno un documento così ricco di idee e suggerimenti concreti?
Fu nel 1983 che iniziai a presentare delle Proposte di pace annuali. All’epoca la corsa agli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Unione Sovietica aveva raggiunto il culmine. Cresceva sempre più l’ansia che il mondo intero si trovasse a un bivio cruciale tra la pace e le crescenti tensioni internazionali. In risposta a tali circostanze, pubblicai la prima, dal titolo “Nuove proposte per la pace e per il disarmo”. […] Da allora ho presentato al mondo un totale di quaranta Proposte di pace.
Molte idee che ho suggerito sono state adottate, in una forma o nell’altra, dalle Nazioni Unite e da altre organizzazioni internazionali. Tra queste, la designazione di un “decennio dell’educazione allo sviluppo sostenibile”, la stesura di una “carta dei cittadini del mondo”, l’adozione e la ratifica di un protocollo sul divieto di impiego dei bambini soldato nei conflitti armati e la creazione di un fondo globale per eliminare la povertà.
Particolarmente degno di nota è il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons – TPNW) [adottato dalle Nazioni Unite nel luglio 2017], un passo fondamentale verso la realizzazione dell’ardente desiderio del mio maestro.
Sono profondamente grato per gli sforzi dei compagni e delle compagne di fede in tutto il mondo che, condividendo il mio impegno, stanno diffondendo lo spirito della pace nelle loro comunità e nella società intera, come onde che si propagano all’infinito. Quali che siano le sfide che l’umanità si trova ad affrontare, abbiamo le risorse interiori per superarle.
(da “La fiera missione della SGI", NR, 796)

Perché a Guam Il Territorio statunitense di Guam era stato invaso l’8 dicembre del 1941 – lo stesso giorno dell’attacco a Pearl Harbor – e occupato dai militari giapponesi il 10 dicembre successivo. Dopo la vittoria degli Stati Uniti nella Battaglia delle Marianne nel giugno 1944, le forze americane si riappropriarono dell’isola il 21 luglio. Nel feroce combattimento che ne seguì ci fu un gran numero di vittime civili, e molti soldati furono uccisi da entrambe le parti. I difensori giapponesi furono spazzati via nel giro di qualche giorno; i pochi che sopravvissero fuggirono nella giungla e sulle montagne, da dove cominciarono a condurre una campagna di guerriglia. Mentre si ritiravano, i soldati giapponesi massacrarono molti civili. Dei circa ventunomila soldati giapponesi schierati sull’isola all’inizio della battaglia, ne morirono circa diciottomila. Secondo alcune fonti, le forze americane subirono invece una perdita di circa millequattrocento soldati, uccisi in azione. […] Il rappresentante di Guam [in apertura della riunione, n.d.r.] affermò con tono accorato: «Noi che abbiamo vissuto questa tragica storia, abbiamo la missione di invocare la pace. Con tale determinazione, e con lo sguardo rivolto a questo giorno, tanto auspicato, ci siamo impegnati a condividere con gli altri la filosofia buddista di felicità e di pace. […] Per commemorare questa prima Conferenza mondiale per la pace [...] il governo di Guam ha designato il 26 gennaio 1975 “Giornata mondiale della pace”. Con immensa gioia, da oggi, diffonderemo ondate di pace da Guam verso il mondo intero. Amici di tutto il mondo, facciamo insieme questo primo passo verso la pace nel mondo». La sala fu scossa da un applauso. I membri provenienti dal Giappone e dagli Stati Uniti saltarono inaspettatamente in piedi per una standing ovation. I loro applausi simboleggiavano l’impegno per la pace da parte di due paesi che un tempo avevano combattuto l’uno contro l’altro a Guam, e i rappresentanti del resto del mondo si unirono a loro nell’applauso. L’isola di Guam sembrava essere diventata un punto di partenza per la pace nel mondo. (da La nuova rivoluzione umana, vol. 21, pp. 4-6).
La Dichiarazione di pace Noi, i delegati della Lega Buddista Internazionale, consapevoli che la vita è un diritto inalienabile di ogni essere umano a dispetto di razza, nazionalità, lingua o abitudini e determinati a sostenere la santità della vita nel mondo, siamo decisi a unirci nella causa comune di assicurare una pace duratura all'umanità. Dal momento che il punto fondamentale per assicurare la pace sta nel riconoscere il valore assoluto della vita umana, siamo determinati a diffondere in lungo e in largo la consapevolezza nel cuore degli uomini che la vita è insostituibile e di valore assoluto. Per assicurare pace nel mondo, comprendiamo che, prima di stabilire legami economici e politici fra le nazioni, è più urgente rafforzare i legami cuore a cuore fra gli individui; lotteremo sempre per costruire profondi e sinceri legami di amicizia fra i popoli. Come possiamo contribuire alla pace fra le persone? Poiché la felicità degli esseri umani è necessaria per una pace stabile, ci impegneremo al massimo per contribuire alla gioia di vivere per assicurare la sopravvivenza stessa dell'umanità. E faremo della compassione fra le persone di tutto il mondo il credo della nostra epoca. Avendo sofferto gli orrori di due guerre in questo secolo, confermiamo la nostra nobile missione affinché il prossimo ventunesimo secolo sia un “Secolo della Vita”, un'epoca dorata di umanesimo e calore nel quale tutti apprezzino la santità della vita. Inoltre, lotteremo sotto la bandiera della dignità della vita, per promuovere un rinascimento dell'umanesimo nei prossimi venticinque anni e per creare nuove ondate di pace nel cuore di tutti gli esseri umani. Ribadiamo la nostra decisione a perseguire questi ideali e ad assicurare al mondo una pace stabile. 26 gennaio 1975 Prima conferenza mondiale per la pace della Lega Buddista Internazionale (da NR, 320)

In azione per la pace

Dal 1983 la SGI è un'Organizzazione non governativa (Ong) che opera presso le Nazioni Unite nel Consiglio Economico e Sociale (ECOSOC). Lo scopo delle sue attività è rafforzare i legami tra gli individui, la società civile e l’ONU per costruire un mondo pacifico, giusto e inclusivo.

La missione fondamentale della Soka Gakkai Internazionale si esprime nei suoi valori fondanti:
- riconoscere il potenziale di ogni individuo;
- rispettare la dignità di tutti gli esseri umani, nella loro diversità;
- valorizzare la capacità di leadership, un’attitudine che appartiene a tutti e tutte;
- contribuire alla pace, un processo che coinvolge ogni persona: superare apatia e indifferenza è essenziale per difendere la giustizia;
- diffondere l’educazione, che trasforma le persone coltivando la loro saggezza interiore;
- alimentare la speranza, la decisione coraggiosa di perseverare di fronte a tutte le difficoltà.

Per rendere concreti questi valori fondanti la SGI opera come Ong presso le Nazioni Unite in specifiche aree di intervento che includono la pace, il disarmo, la sostenibilità e il cambiamento climatico, l’educazione ai diritti umani, l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne, l’aiuto umanitario.

LE AREE DI INTERVENTO

Disarmo
L’impegno della SGI per il disarmo si concentra sull’abolizione delle armi nucleari e sulla lotta ai “killer robot,” le armi autonome. La SGI collabora attivamente alla Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari (ICAN), di cui anche Senzatomica è partner, e fa parte della coalizione Stop Killer Robots.

Educazione ai diritti umani
Allo scopo di contribuire al superamento di discriminazioni e odio, la SGI promuove diversi progetti sull’educazione ai diritti umani. Tra questi, la piattaforma "Human Rights Education: Open Web Resource", uno strumento che fornisce risorse e avanzamenti relativi all’educazione ai diritti umani, e il film documentario Changemakers: Stories of Young Human Rights Educators, realizzato dalla SGI insieme alle Nazioni Unite (OHCHR) e Amnesty International, che racconta sette storie ispiranti di giovani di tutto il mondo impegnati nell’educazione ai diritti umani.

Uguaglianza di genere ed emancipazione delle donne
L’emancipazione e la leadership delle donne è un processo fondamentale per l’espressione del pieno potenziale del genere umano nel suo complesso. In questo contesto si inserisce il progetto “Storie di giovani donne – Promuovere la leadership”, una raccolta di testimonianze che ha lo scopo di mostrare come lo sviluppo personale delle ragazze le metta in grado di fare la differenza nei luoghi in cui vivono e lavorano.

Sostenibilità e cambiamento climatico
Sulla base dell’interconnessione tra esseri umani e mondo naturale, la SGI è impegnata in attività di tutela dell’ambiente per garantire un futuro sostenibile al nostro pianeta. In tale ottica collabora alla realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite. Oltre a promuovere mostre in tutto il mondo, supporta diversi progetti e iniziative tra cui lo "Youth Stocktake of UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change Processes)", un report periodico che analizza il coinvolgimento dei giovani nelle iniziative internazionali per il clima.

Pace
Nel 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite haadottato la “Dichiarazione e programma d’azione per una cultura di pace”, che mette in luce un insieme di valori, atteggiamenti, tradizioni e comportamenti che rifiutano la violenza e prevengono i conflitti affrontandone le cause profonde attraverso il dialogo tra nazioni e individui. Le azioni per la pace portate avanti dalla SGI sibasano sulla convinzione che ogni individuo sia in grado di promuovere una cultura di pace. Lo scopo è far sì che una simile visione si radichi nelle comunità e nella società, in un approccio che vede ogni area di intervento interconnessa con le altre.

Soccorso umanitario
Affrontare le sofferenze degli altri come se fossero le proprie è la filosofia che sostiene ogni attività della SGI, prime tra tutte quelle volte al soccorso e al sostegno in situazioni di emergenza, come in caso di conflitti o disastri ambientali.

LE ISTITUZIONI NEL MONDO La Soka Gakkai negli anni ha fondato diverse organizzazioni laiche affiliate che lavorano per promuovere la pace, la cultura e l'educazione, le cui attività sono aperte a chiunque desideri parteciparvi Museo Fuji di Tokyo Missione: è stato fondato per promuovere la pace e la comprensione reciproca attraverso lo scambio culturale e artistico, rendendo al contempo l’arte più accessibile al pubblico. Il museo ospita oltre 30.000 opere d’arte, dipinti, xilografie, sculture, manufatti e fotografie di ogni parte del mondo. Indirizzo: 492-1 Yano-machi, Hachioji-shi, Tokyo 192-0016, Japan Istituto Soka dell'Amazzonia Missione: l'Instituto Soka Amazônia si trova in Brasile, vicino a Manaus. Si occupa di ricerca sulla preservazione dell’ecosistema globale, conserva semi di alberi e realizza iniziative di riforestazione e programmi di educazione ambientale. Indirizzo: Rua Des. Anizio Jobim, 980 - Colônia Antônio Aleixo Manaus/AM - Brazil, Cep 69008-450 Istituto di Filosofia Orientale Missione: promuove ricerche accademiche sul Buddismo e sulle altre religioni del mondo, al fine di chiarire il valore universale della religione e contribuire così alle sfide che l’umanità si trova ad affrontare oggi. Indirizzo: 1-236, Tangi-machi, Hachioji-shi, Tokyo, 192-0003, Japan Sistema educativo Soka Missione: basato sulla filosofia educativa del primo presidente della Soka Gakkai Tsunesaburo Makiguchi, incentrata sulla felicità di ogni bambino e bambina, il sistema educativo Soka è stato fondato da Daisaku Ikeda con l’obiettivo di formare cittadini globali che contribuiscano alla società e rafforzino le fondamenta della pace. Comprende le scuole Soka in vari paesi del mondo, la Soka University a Tokyo e la Soka University of America. Istituto Toda per la pace Missione: è un istituto indipendente e apartitico, impegnato a promuovere un mondo nonviolento, sostenibile e pacifico attraverso la ricerca orientata a politiche di pace. Finanzia ricerche, organizza seminari e workshop per favorire il dialogo tra diverse etnie, religioni e orientamenti politici. Indirizzo: Samon Eleven Bldg., 3-1 Samon-cho, Shinjuku-ku, Tokyo 160-0017, Japan Associazione concertistica Min-On Missione: è stata fondata con l’obiettivo di approfondire la comprensione reciproca e l’amicizia tra i paesi, promuovendo uno scambio globale di culture musicali. Tra le tante attività organizza anche varie iniziative musicali e concerti gratuiti nelle scuole di tutto il Giappone. Indirizzo: 8 Shinano-machi, Shinjuku-ku, Tokyo 160-8588, Japan Centro Ikeda per la pace, l’apprendimento e il dialogo Missione: si occupa di costruire culture di pace attraverso l’apprendimento e il dialogo basati sull’umanesimo buddista. I programmi del Centro includono la realizzazione di libri multi-autore, il "Forum Ikeda annuale per il dialogo interculturale", seminari accademici su temi di etica globale e incontri chiamati "Notti di Dialogo" dedicati a studenti universitari e giovani professionisti. Indirizzo: 396 Harvard Street, Cambridge, Massachusetts 02138, USA [Per approfondire visita il sito www.sokaglobal.org]

Ciò di cui abbiamo bisogno sono speranza e concretezza

Uno dei contributi di Daisaku Ikeda alla creazione di un mondo pacifico è costituito dalle sue quaranta Proposte di pace, presentate ogni anno tra il 1983 e il 2022 il 26 gennaio, anniversario della fondazione della SGI. Ne parliamo in questa tavola rotonda con il sociologo Antonio La Spina e alcuni studenti e studentesse (Andrea Yugi Balestra, Giulia Carmeli, Luigi Oriolo, Michela Pasi) che in questi mesi si sono dedicati a uno studio approfondito di queste proposte

Redazione: Leggendo le Proposte di pace del maestro Ikeda emerge come, anche in situazioni critiche, egli abbia sempre offerto una visione attiva e positiva del ruolo che ciascuno e ciascuna di noi può avere in relazione ai problemi globali. Vorremmo quindi chiedere – sia a lei professore che a voi studenti qui presenti – quale può essere il contributo che le Proposte di pace possono fornire rispetto alla situazione odierna. Come è possibile nutrire speranza anche di fronte alle gravi difficoltà attuali?

La Spina: La speranza è fondamentale, dal punto di vista spirituale, umano e anche politico. Senza speranza subentra la disperazione che, sebbene possa in alcuni casi spingere ad azioni straordinarie, spesso porta allo scoraggiamento e alla resa.
Chiaramente avere un’ispirazione religiosa può aiutare – e questo vale per il Buddismo come per le altre religioni – ma non è una conseguenza scontata: capita che dall’abbracciare una religione possa derivare un ritiro nel proprio privato, in un rapporto con il sovrannaturale che si proietta verso un altro mondo ideale, o comunque una dimensione diversa. Invece Ikeda parla di una speranza che riguarda il mondo reale in cui ci troviamo.
Se perdiamo la forza di sperare e operare per un cambiamento finiamo per adeguarci alla situazione attuale, ci appiattiamo. E allora come possiamo sperare? La speranza è ciò che ci fa guardare a un futuro che può essere diverso, con l’idea di migliorare le cose non solo per noi, ma anche per gli altri.
Ikeda ha sempre sottolineato l’importanza di avere una prospettiva di speranza, persino di fronte a sfide enormi come quelle che affrontiamo oggi. Possiamo definirlo l’“uomo del dialogo” perché lo ha praticato con grande efficacia anche in contesti difficilissimi, ad esempio dando un contributo importante nella creazione di buone relazioni tra Cina e Giappone quando erano ostili [a questo proposito vedi la sua stessa testimonianza a p. 14, n.d.r.]. E in ciò non ha fatto leva su una forza politica o economica ma sulla forza della speranza, la forza delle idee, la forza della compassione.
Un altro dialogo importante lo ha intessuto con Michail Gorbaciov, quando l’operato di quest’ultimo ha portato alla fine della guerra fredda. Sembrava un momento storico particolarmente positivo perché stava emergendo una speranza realizzabile. Poi sono stati commessi diversi errori da tutte le parti in causa, dall’Occidente e dalla Russia. La situazione oggi è molto diversa, mentre ci portiamo dietro un’eredità pesante della guerra fredda: le armi nucleari, la cui eliminazione Ikeda ha continuato a indicare come della massima urgenza.
Nutrire speranza è indispensabile, ma questo non significa farsi illusioni o mettersi i paraocchi. La capacità di Ikeda di trarre forza da un’ispirazione religiosa e di tradurla in azioni concrete fa sì che le sue indicazioni non si limitino a dichiarazioni idealistiche: sono proposte mirate, che si basano su una conoscenza profonda dei problemi reali. Questo aspetto le rende rilevanti anche per il contesto attuale.

Pasi: Grazie professore. Leggendo il testo della laudatio che ha presentato all’Università di Palermo nel marzo del 2007, in occasione del conferimento della Laurea in Scienze della Comunicazione a Daisaku Ikeda, mi ha colpito il modo in cui ha affrontato il tema dell'aspetto caratteristico della sua comunicazione parlando di “strategia cooperativa”, mettendo in luce come egli sia stato in grado di dialogare con tantissime persone in modo specifico, poiché ognuna aveva un background diverso.
Ciò che a me dà speranza è vedere come il maestro Ikeda abbia portato avanti il suo impegno fino alla fine della vita. Mi incoraggia perché mi succede di avere tantissime idee e progetti e un attimo dopo ostacoli e contraccolpi che mi fermano, e vedo nel suo esempio la prova concreta del fatto che sono le persone comuni a creare la pace.

Carmeli: Anch’io approfondendo le quaranta Proposte di pace scritte da Daisaku Ikeda ho notato quanto siano concrete. Parlando della speranza, mi ha colpito come non la consideri una capacità per così dire sovrannaturale ma il risultato del desiderio di alleviare la sofferenza degli altri. Penso che per noi giovani generazioni, che ci troviamo ad affrontare tante “turbolenze”, sia molto incoraggiante potersi riferire a questa immagine della speranza non come qualcosa di utopistico, ma come atteggiamento concreto che possiamo costruire all’interno del nostro cuore. E che possiamo portare nella società.
In relazione a questo aspetto della concretezza delle proposte di pace, vorrei chiederle secondo lei quale tipo di impatto possono avere a livello socio-politico globale.

La Spina: Le proposte di Ikeda spaziano dalla riforma delle Nazioni Unite alla riduzione degli armamenti nucleari, alla lotta contro l’inquinamento e a tanti altri temi. Sono proposte che affrontano problemi complessi in modo realistico e dettagliato. Non sono mai generiche o utopistiche, ma cercano sempre di offrire soluzioni concrete, basate su un’analisi approfondita.
Ikeda ha lavorato per costruire un mondo migliore attraverso l’azione collettiva. Questo approccio è stato particolarmente visibile in Giappone, dove la Soka Gakkai ha sostenuto iniziative politiche per promuovere la pace e la protezione dell’ambiente. Tuttavia il cambiamento globale richiede tempo, compromessi e molta pazienza.
Generalmente chi si occupa dei movimenti religiosi sono i sociologi della religione, cosa che io non sono, essendomi interessato nella mia carriera alla valutazione delle politiche pubbliche.
Certamente Daisaku Ikeda ha avuto un ruolo importantissimo nella sfera religiosa, facendo diventare mondiale un movimento che prima era limitato al Giappone. Ma ciò che a me ha interessato è stato il contributo che ha dato in relazione alle decisioni politiche a livello non solo nazionale ma internazionale.
Non è facile avere un impatto sulle questioni globali anche se si è leader di religioni più antiche e strutturate, a maggior ragione se si è esponenti di un movimento relativamente recente, anche se legato a una tradizione millenaria, come è la Soka Gakkai.
Nelle vesti di presidente della Soka Gakkai Internazionale Ikeda ha posto l’accento sul ruolo delle organizzazioni non governative globali, occupandosi di implementare gli spazi consultivi a loro dedicate, incoraggiando allo stesso tempo un riassetto delle Nazioni Unite per rispondere alle sfide di oggi. Un riassetto che oggi è quanto mai urgente.

Pasi: Mi incuriosiva sapere da dove è scaturito il suo interesse accademico per la figura del presidente Ikeda.

La Spina: Io sono di Palermo e anni fa, intorno al 2000, lavoravo in una scuola di specializzazione nella facoltà di Scienze della formazione che si occupava di politiche per la tutela dei diritti umani. Proprio in quel periodo e in quel contesto fu organizzata dalla Soka Gakkai una mostra sui diritti umani. È così che sono venuto a conoscenza della Soka Gakkai e di Daisaku Ikeda, che prima non conoscevo; ho iniziato a documentarmi e così è nato il mio interesse che è proseguito nel tempo.

Oriolo: Secondo lei, azioni come la promozione delle mostre o la raccolta di firme per l’abolizione delle armi nucleari possono portare le persone, e le nazioni, a cambiare il loro approccio nel rispondere a determinate esigenze socio-politiche?

La Spina: Quando ancora non c’era internet o non c’erano i social, le raccolte di firme avevano un valore diverso, oggi se ne fanno in continuazione perché online è molto più facile. Ma è cosa ben diversa raccogliere le firme guardando in faccia le persone. Realizzare delle mostre che la gente va fisicamente a visitare permette di creare un dialogo e così, come è stato nel mio caso, possono nascere occasioni per confrontarsi o collaborare.
Per portare un cambiamento ci vuole anche altro: risorse economiche o la possibilità di avere un’influenza a livello decisionale.
Sono tante le frecce che abbiamo per l’arco dell’impegno civile al fine di realizzare un cambiamento.

Balestra: Che consiglio darebbe a noi giovani su come approcciarsi alle Proposte di pace di Daisaku Ikeda?

La Spina: Nella mia carriera di professore di Valutazione delle politiche pubbliche ho cercato di individuare strumenti il più possibile scientifici per analizzare l’impatto delle decisioni. Serve un metodo rigoroso per valutarle correttamente.
Le Proposte di pace vanno studiate senza perdere di vista l’evoluzione nel tempo. Un altro aspetto importante che emerge leggendole è quanto Daisaku Ikeda abbia saputo trovare i punti di contatto con tutte le fedi, concentrandosi sull’inclusione e non sulle differenze. Questo approccio di apertura è tipico del Buddismo ma io credo che sia una capacità peculiare di Ikeda, che gli ha permesso di dialogare con numerose istituzioni internazionali.
Ikeda ha saputo coniugare l’aspetto religioso con un forte aspetto operativo in relazione ai problemi attuali, ponendosi costantemente il problema di non avanzare suggerimenti irrealizzabili ma di dare indicazioni precise, specifiche, mirate, che potessero camminare. Secondo me la bellezza di queste proposte è che materializzano in modo operativo e tecnico una prospettiva spirituale, mantenendo un certo spessore intellettuale e di contenuti.

Redazione: Ci ha colpito il fatto che lei abbia definito Ikeda un “profeta laico”, affermando anche che non è stato semplicemente profeta di idee, ma costruttore di istituzioni.

La Spina: Ikeda è stato sempre molto concreto, e questo credo sia dovuto all’esperienza che lui stesso ha fatto della guerra. Da un lato si riconosce nelle sue proposte una conoscenza dell’effettivo funzionamento delle istituzioni e del ruolo delle organizzazioni non governative. Dall’altro lato egli stesso si è molto dedicato a creare delle istituzioni: università, istituti culturali, musei… non solo in Giappone ma in tutto il mondo.
L’ho definito un “profeta laico”: teoricamente Daisaku Ikeda sarebbe un “profeta religioso” ma in lui ho visto preponderante l’aspetto laico, per via di tutte le sue azioni e realizzazioni, molto più laiche di quanto ci si potrebbe aspettare prima di conoscerlo. È la vocazione verso la concretezza di un leader spirituale, un caso assai raro.

Antonio La Spina è stato fino al 2022 ordinario di Sociologia e docente di Analisi e valutazione delle politiche pubbliche presso l’Università LUISS Guido Carli. Oltre ad aver insegnato nelle università di Palermo, Milano Cattolica, Messina, Macerata, è stato presidente del Corso di laurea in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Palermo. Tra i suoi volumi: The Politics of Public Administration Reform in Italy (con S. Cavatorto), Palgrave Macmillan, 2020; Politiche pubbliche: analisi e valutazione, Mulino, 2020; Mafia-type Organisations and Extortion in Italy (cur. con G. Di Gennaro), Routledge, 2017; Il mondo di mezzo. Mafie e antimafie, Mulino, 2016. Per Editori Internazionali Riuniti ha scritto il libro Daisaku Ikeda. Idee per il futuro dell’umanità. Il 23 marzo 2007 ha pronunciato la laudatio in occasione del conferimento a Daisaku Ikeda della laurea ad honorem in Scienze della Comunicazione da parte dell’Università di Palermo. Recentemente ha pubblicato sulla rivista Dialoghi mediterranei l'articolo "Il pluralismo religioso in Italia: il caso dei rapporti tra cattolicesimo e buddismo Soka Gakkai" (https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/il-pluralismo-religioso-in-italia-il-caso-dei-rapporti-tra-cattolicesimo-e-buddismo-soka-gakkai/).

buddismoesocieta.org