Come se fossimo in un dialogo virtuale con il nostro maestro, abbiamo scelto diversi brani di suoi scritti utilizzandoli come risposte ad alcune domande. Una sorta di intervista immaginaria a Daisaku Ikeda
Il 26 gennaio 1975 fu fondata la Soka Gakkai Internazionale. Cosa ricorda di quel giorno?
Ho ancora un vivido ricordo di quella piccola riunione di cittadini del mondo. Sull’isola di Guam, dove tante persone avevano perso la vita negli aspri combattimenti della seconda guerra mondiale, si radunarono con spirito pionieristico circa centosessanta Bodhisattva della Terra, provenienti da cinquantuno paesi del mondo, per la Prima conferenza mondiale per la pace. Non fu una riunione di capi di stato, studiosi o economisti ma un incontro di persone comuni, nel cuore di ognuna delle quali ardeva un nobile voto che trascendeva ogni differenza di etnia e nazionalità.
[…] Durante il mio discorso in quella prima riunione dichiarai: «Il sole del Buddismo di Nichiren sta iniziando a sorgere all’orizzonte. Spero che invece di cercare fama o gloria dedicherete la vostra nobile vita a piantare i semi di pace della Legge mistica in ogni parte del mondo. Io farò lo stesso».
(dalla Lezione speciale per il 26 gennaio, giorno della SGI, sul Gosho Ripagare i debiti di gratitudine, BS, 174)
Quale fu la motivazione che la portò a fondare la SGI?
Eravamo in piena guerra fredda e il mondo era diviso nei due blocchi orientale e occidentale. Quel giorno partecipai alla riunione con la profonda determinazione che si riuscisse a superare quella separazione glaciale e trovare una strada sicura per unire tutta l’umanità. […] In quella occasione, che segnò una nuova partenza nel viaggio di kosen-rufu e della pace, mi rivolsi così alle persone presenti, unite da una grande missione e da profondi legami karmici: «Adesso forse potreste non percepirlo, ma fra cinquanta o cento anni il significato di questo giorno sarà ancora più evidente. […] Ciò che facciamo da ora in poi determinerà il futuro del mondo».
(da “La pratica del bodhisattva Mai Sprezzante su scala globale”, lezione della serie “Il Buddismo del sole per illuminare il mondo”, BS, 204)
In profonda sintonia con il suo maestro...
In quel momento la visione del presidente Toda di una cittadinanza globale e la sua determinazione a eliminare l’infelicità dalla Terra mi erano perfettamente chiare. In quella conferenza inaugurale, quando decisi di scrivere “il mondo” accanto alla mia firma nella colonna “nazionalità”, stavo esprimendo il giuramento di realizzare la visione del mio maestro.
(dalla Proposta di pace 2015, BS, 170)
Quale fu a grandi linee il percorso culminato nell'incontro di Guam?
Partii per l’estero la prima volta il 2 ottobre 1960 con il cuore indissolubilmente unito a quello del mio maestro, di cui portavo la fotografia nel taschino della giacca. Il mio impegno a tutto campo per kosen-rufu mondiale iniziò da quel viaggio di 24 giorni che toccò nove città degli Stati Uniti, del Canada e del Brasile. L’anno dopo visitai cinque paesi e un territorio dell’Asia, e altre cinque nazioni in Europa. Poi, dal 1962 al 1967, e ancora dal 1972 al 1975, mi recai oltreoceano quasi ogni anno per aprire la strada di kosen-rufu.
In ogni città e in ogni nazione che visitavo recitavo Daimoku con la determinazione di impregnare il suolo con Nam-myoho-renge-kyo. Parlando con ogni persona che incontravo e incoraggiandola, ho piantato i semi della Legge mistica, facendo emergere Bodhisattva della Terra dedicati ad adempiere il voto di realizzare la propria missione per kosen-rufu.
La guerra fredda perdurava, la minaccia nucleare cresceva e in molte regioni c’erano dissidi e conflitti armati. In quello scenario aspettai, anzi creai il tempo giusto, costruendo nel contempo una rete di cittadini e cittadine globali impegnate a realizzare la pace abbracciando una filosofia basata sul rispetto della dignità della vita.
Tutti quegli sforzi culminarono in una riunione che ebbe luogo a Guam all’inizio del 1975 – al termine della mia visita di tre settimane negli Stati Uniti – a cui parteciparono membri di 51 paesi e territori nel corso della quale, il 26 gennaio, fondammo la Soka Gakkai Internazionale.
[…] Nel mio discorso inaugurale feci notare come la persistente priorità che l’umanità attribuiva alla logica della forza militare, del potere politico e del profitto economico fosse un ostacolo alla pace che teneva il mondo in uno stato di costante tensione. E sottolineai come la religione potesse svolgere un ruolo essenziale per superare questa situazione e aprire una strada per una pace duratura. […] Conclusi dicendo: «Come coraggiosi discepoli di Nichiren Daishonin, pieni di compassione e di totale dedizione alla causa della verità e della giustizia, vi prego di vivere fino in fondo con spirito positivo, impegnandovi per la prosperità dei vostri paesi, per la felicità delle persone e la preziosa esistenza dell’umanità».
(da “Avanziamo per tutta la vita sul grande cammino di kosen-rufu con incrollabile coraggio”, lezione della serie “Il Buddismo del sole per illuminare il mondo”, BS, 225)
Cosa accadeva allora nel mondo e quale fu il suo ruolo nel perseguire la cosiddetta “diplomazia umana”?
Il 1975, anno in cui fu fondata la Sgi, vide anche un aggravamento dei conflitti e delle divisioni a livello mondiale: mentre ancora si avvertivano i postumi della quarta guerra arabo-israeliana (1973) e della guerra del Vietnam, e si teneva il primo vertice dei principali paesi industrializzati per rafforzare il blocco occidentale, nel blocco comunista lo scontro fra Cina e Unione Sovietica raggiungeva livelli inquietanti.
Dedicai quel periodo, che avrebbe condotto alla fondazione della SGI, a compiere intensi sforzi in direzione del dialogo. […]
Durante la mia prima visita in Cina, nel maggio del 1974, vidi con i miei occhi gli abitanti di Pechino costruire una vasta rete di rifugi sotterranei nell’eventualità di un attacco sovietico. Quando, circa tre mesi dopo, incontrai il premier sovietico Alexei N. Kossighin (1904-1980), gli comunicai le preoccupazioni dei cinesi riguardo alle intenzioni sovietiche e gli chiesi senza mezzi termini se l’Unione Sovietica avesse in programma di attaccare la Cina. Il premier mi rispose che l’Unione Sovietica non aveva alcuna intenzione né di attaccare né di isolare la Cina.
Durante la mia successiva visita in Cina, nel dicembre dello stesso anno, riferii questo messaggio alla dirigenza cinese. Nella stessa occasione incontrai il presidente Zhou Enlai (1898-1976) e discussi con lui dell’importanza di promuovere e rafforzare le relazioni di amicizia fra Cina e Giappone e di lavorare insieme per il miglioramento della situazione mondiale nel suo complesso.
Nel gennaio 1975 visitai gli Stati Uniti e presentai alle Nazioni Unite una petizione per l’abolizione degli armamenti nucleari con più di dieci milioni di firme raccolte dai giovani della Soka Gakkai in Giappone. Ebbi anche l’opportunità di intraprendere uno scambio di vedute con il Segretario di Stato americano Henry Kissinger.
Fu nel mezzo di questi sforzi febbrili per promuovere il dialogo che il 26 gennaio 1975 venne fondata la SGI. […] Fin da quella prima riunione i suoi membri hanno costantemente sostenuto la convinzione che il dialogo rappresenti la via più sicura e certa verso la pace. Io mi sono dedicato alla “diplomazia umana”, quel tipo di diplomazia che cerca di unire un mondo diviso in uno spirito di amicizia e fiducia, e di promuovere vasti scambi a livello di base in ambito culturale ed educativo.
Cercando di guardare oltre le differenze nazionali e ideologiche, ho intrapreso dialoghi con vari esponenti mondiali provenienti dai più disparati ambiti di attività. Ho incontrato e scambiato riflessioni con persone di varie provenienze filosofiche, culturali e religiose, fra cui l’Ebraismo, il Cristianesimo, l’Islamismo, l’Induismo e il Confucianesimo. Credo fermamente, e quest’esperienza me l’ha confermato, che la base del dialogo di cui abbiamo bisogno nel XXI secolo debba essere l’umanesimo, un umanesimo che vede il bene in tutto ciò che ci avvicina e ci unisce e il male in ciò che ci divide e ci separa.
(dalla Proposta di pace 2005, BS 110 e BS 199)
Su quale spirito si fondava la dichiarazione di pace formulata in quella occasione dalla Lega Buddista Internazionale? (vedi box )
La dichiarazione adottata in quella prima riunione espresse il nostro spirito di fondatori con queste parole: «Nella creazione della pace, i legami cuore a cuore tra le persone risvegliate alla santità della vita sono persino più forti dei legami economici e politici tra le nazioni. […] Una pace duratura non può essere ottenuta senza la realizzazione della felicità di tutta l’umanità. Ci impegneremo quindi per fare dell’ideale buddista della compassione la base di un nuovo orientamento filosofico che ispiri un contributo concreto alla sopravvivenza e alla fioritura del genere umano».
Questo spirito rimane immutato anche oggi che il nostro movimento si è diffuso in centonovantadue paesi. Radicati in una base sempre più estesa di amicizia e dialogo continueremo a lavorare per un mondo libero dalle armi nucleari e dalla guerra e per eliminare l’infelicità dalla faccia della Terra, per creare una società nuova in cui tutte le persone possano godere pienamente della benedizione della dignità umana.
(dalla Proposta di pace 2015, BS, 170)
Ogni 26 gennaio, per quarant’anni, lei ha presentato una Proposta di pace alla comunità internazionale. Con quali motivazioni ha elaborato ogni anno un documento così ricco di idee e suggerimenti concreti?
Fu nel 1983 che iniziai a presentare delle Proposte di pace annuali. All’epoca la corsa agli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Unione Sovietica aveva raggiunto il culmine. Cresceva sempre più l’ansia che il mondo intero si trovasse a un bivio cruciale tra la pace e le crescenti tensioni internazionali. In risposta a tali circostanze, pubblicai la prima, dal titolo “Nuove proposte per la pace e per il disarmo”. […] Da allora ho presentato al mondo un totale di quaranta Proposte di pace.
Molte idee che ho suggerito sono state adottate, in una forma o nell’altra, dalle Nazioni Unite e da altre organizzazioni internazionali. Tra queste, la designazione di un “decennio dell’educazione allo sviluppo sostenibile”, la stesura di una “carta dei cittadini del mondo”, l’adozione e la ratifica di un protocollo sul divieto di impiego dei bambini soldato nei conflitti armati e la creazione di un fondo globale per eliminare la povertà.
Particolarmente degno di nota è il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons – TPNW) [adottato dalle Nazioni Unite nel luglio 2017], un passo fondamentale verso la realizzazione dell’ardente desiderio del mio maestro.
Sono profondamente grato per gli sforzi dei compagni e delle compagne di fede in tutto il mondo che, condividendo il mio impegno, stanno diffondendo lo spirito della pace nelle loro comunità e nella società intera, come onde che si propagano all’infinito. Quali che siano le sfide che l’umanità si trova ad affrontare, abbiamo le risorse interiori per superarle.
(da “La fiera missione della SGI", NR, 796)