Nel sesto mese del 1277 Nichiren scrisse un’opera dal titolo Lettera a Shimoyama (RSND, 2, 644), indirizzata a Shimoyama Hyōgo Gorō Mitsumoto, amministratore del distretto di Shimoyama.1 La scrisse a nome del suo discepolo Inaba-bō Nichiei, di cui porta la firma, un prete del tempio Heisenji2 fondato da Shimoyama, che era un credente Nembutsu.
Nichiei viveva nel villaggio di Shimoyama, a pochi chilometri dalla dimora di Nichiren a Minobu. Venuto a conoscenza della reputazione del Daishōnin desiderò incontrarlo, e colse l’opportunità di accompagnare un conoscente che stava andando a trovarlo per ascoltare una sua lezione. Dapprima, poiché non aveva alcuna intenzione di prendere fede nei suoi insegnamenti, si trovò un posto nascosto dal quale poteva udirlo predicare (vedi Ibidem). Ma poi fu convertito da Nikkō.
Dopo essere diventato discepolo di Nichiren, Nichiei smise di recitare il sutra di Amida, una delle scritture fondamentali della dottrina Nembutsu, e iniziò invece a recitare la sezione in versi del sedicesimo capitolo del Sutra del Loto, Durata della vita. Per questo motivo Shimoyama lo espulse dal tempio e ciò indusse Nichiren a scrivere questo Gosho, una petizione rivolta da Nichiei a Shimoyama.
La lunghezza di questa lettera, quasi trenta pagine nella nuova edizione del Nichiren Daishōnin gosho zenshū (Le opere complete di Nichiren Daishonin), è indice dell’impegno che Nichiren profuse nella sua stesura.
BS / 8 aprile 2026