BS / 15 gennaio 2026

Il trasferimento sul monte Minobu

Dalla serie "Nichiren Daishonin. Un grande voto compassionevole per la felicità dell'umanità" DICIOTTESIMA PUNTATA (pubblicata sul mensile Daibyakurenge di novembre 2023)

Nichiren Daishōnin lasciò Kamakura il dodicesimo giorno del quinto mese del 1274 e si trasferì sul monte Minobu, nel villaggio di Hakiri della provincia di Kai.1 Fu lì che, in una modesta dimora che gli era stata fornita, il diciassettesimo giorno del sesto mese ebbe inizio la sua permanenza in quel luogo.
In precedenza, il diciassettesimo giorno del quinto mese, dopo aver raggiunto il fiume Minobu che scorreva ai piedi del monte omonimo, Nichiren aveva inviato una lettera a Toki Jōnin, della provincia di Shimōsa,2 dal titolo La strada per Minobu, in cui scriveva: «Il dodicesimo giorno siamo arrivati a Sakawa, il tredicesimo a Takenoshita, il quattordicesimo a Kurumagaeshi, il quindicesimo a Omiya, il sedicesimo a Nambu e il diciassettesimo siamo giunti qui.3 Anche se non ne sono certo, visto che questo luogo nelle montagne mi soddisfa abbastanza è probabile che rimanga qui per un po’ di tempo. Alla fine il mio destino sarà certamente quello di vagare da solo per il Giappone ma, se rimarrò qui, mi farebbe molto piacere una tua visita» (RSND, 2, 453).
A giudicare dal finale di questa lettera, in cui si chiede se il suo destino fosse vagare per il paese, si evince che Nichiren aveva già deciso di stabilirsi definitivamente a Minobu.
L’amministratore locale di Minobu, Hakiri Rokurō Sanenaga, era stato convertito da Nikkō4 ed era diventato suo discepolo.
Minobu aveva una buona collocazione geografica per Nichiren. Infatti essendo moderatamente distante da Kamakura, il centro del governo, era abbastanza remoto per far sì che lo shogunato lo considerasse un recluso che non richiedeva più attenzione e, allo stesso tempo, non era troppo lontano da dove vivevano molti dei suoi seguaci.
Nella lettera a Toki Jōnin Nichiren afferma inoltre che la carestia era tanto grave che non era rimasta in vendita nemmeno una misura di riso e che lui e i discepoli che lo accompagnavano avrebbero potuto morire di fame. La situazione era così difficile che aveva deciso di rimandarli a casa. Fu in quelle circostanze che si stabilì in una modesta dimora che era stata costruita per lui, dalla quale scrisse molte lettere per incoraggiare i discepoli che vivevano in varie località. Continuava a offrire loro guide sincere e dettagliate affinché potessero continuare ad andare avanti con forte fede e superare le difficoltà che stavano affrontando.
Vari discepoli si recarono a Minobu di persona, oppure inviarono persone a loro nome per rifornirlo di vari generi di necessità e sostenerlo. Secondo Risposta a Ueno, che Nichiren scrisse nel settimo mese, la monaca laica Ueno e il figlio Nanjō Tokimitsu avevano offerto dieci stringhe di monete di rame, due pacchetti di alghe nori e venti mazzi di zenzero (cfr. RSND, 2, 467). Nichiren rispose esprimendo la sua gioia al vedere quanto fosse cresciuto Tokimitsu e la sua immensa gratitudine per la sincerità delle loro offerte.

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