BS / 10 aprile 2026

Nam-myoho-renge-kyo come oggetto di culto

Dalla serie "Nichiren Daishonin. Un grande voto compassionevole per la felicità dell'umanità" VENTISEIESIMA PUNTATA (pubblicata sul mensile Daibyakurenge di dicembre 2023)

Nel nono mese del 1278, un anno prima che la persecuzione di Atsuhara – la persecuzione dei suoi discepoli nel villaggio di Atsuhara nella provincia di Suruga1 – giungesse al culmine, Nichiren aveva inviato una lettera al suo discepolo Jōken-bō che viveva nella provincia di Awa, il suo luogo natale.2 Jōken-bō era un prete con il quale Nichiren aveva studiato al tempio Seichō da giovane. In questa lettera, Domande e risposte sull’oggetto di culto (RSND, 2, 739), Nichiren spiega che nell’Ultimo giorno della Legge si dovrebbe assumere come oggetto di culto il Daimoku del Sutra del Loto, Nam-myoho-renge-kyo,3 e fa notare gli errori delle scuole buddiste tradizionali dei suoi tempi nella scelta dei propri oggetti di culto.
Nel settimo mese del 1276 Nichiren aveva inviato Ripagare i debiti di gratitudine (RSND, 1, 614) a Jōken-bō e a Gijō-bō, un altro prete con il quale aveva studiato al Seichō-ji. Inoltre, iscrisse e conferì a Jōken-bō un oggetto di culto in forma di mandala, il Gohonzon. (vedi Lettera di accompagnamento a Ripagare i debiti di gratitudine, RSND, 1, 659). In Ripagare i debiti di gratitudine Nichiren afferma che tutte le persone dovrebbero «avere come oggetto di culto il Budda Shakyamuni dell’insegnamento originale» (RSND, 1, 658). È possibile che Jōken-bō nutrisse dubbi riguardo alla relazione fra questa affermazione e l’oggetto di culto in forma di mandala con Nam-myoho-renge-kyo al centro che aveva ricevuto e, in Domande e risposte sull’oggetto di culto, Nichiren espone una serie di quesiti e relative risposte per risolvere questo dubbio, a cominciare dalla questione fondamentale:
«Domanda: Quale dovrebbe essere l’oggetto di culto per gli uomini e le donne comuni che vivono nel mondo malvagio dell’ultima epoca?
Risposta: Essi dovrebbero scegliere come oggetto di culto il Daimoku del Sutra del Loto» (RSND, 2, 739).
Inoltre spiega: «Bisognerebbe scegliere come oggetto di culto quello che è superiore. […] Shakyamuni, Mahāvairochana e tutti gli altri Budda delle dieci direzioni sono nati dal Sutra del Loto. Perciò adesso prendo come oggetto di culto quello che è in grado di far emergere una simile forza vitale» (Ibidem, 740-741).
Nichiren chiarisce il suo punto di vista sull’oggetto di culto affermando che dovrebbe essere la Legge di Nam-myoho-renge-kyo, che ha generato ogni sorta di Budda.
Poi critica le affermazioni del fondatore della scuola della Vera parola, Kūkai (noto anche come Gran maestro Kōbō), e del terzo e del quinto capo dei preti della scuola Tendai, Ennin (Jikaku) ed Enchin (Chishō), che ritenevano il Sutra di Mahāvairochana superiore al Sutra del Loto.
A tale proposito riporta le opinioni diffuse nei suoi confronti: «Al momento i preti delle scuole Tendai, della Vera parola e di altre scuole in tutto il Giappone, così come il governante, i suoi ministri e la gente comune, si chiedono tutti se il prete Nichiren vada considerato superiore ai gran maestri Kobo, Jikaku e Chisho» (Ibidem, 742). E dichiara che a sua volta avrebbe voluto chiedere «se essi pensano che i gran maestri Kobo, Jikaku e Chisho vadano considerati superiori a Shakyamuni, a Molti Tesori e ai Budda delle dieci direzioni» (Ibidem).
Citando il Sutra del Nirvana nel quale si legge «affidatevi alla Legge e non alla persona», dichiara che «proclamare che il Sutra del Loto è il supremo è “affidarsi alla Legge» (Ibidem).
Inoltre rifiuta tassativamente l’errore di impiegare come oggetti di culto ai quali offrire preghiere gli insegnamenti esoterici della scuola della Vera parola, viste le sconfitte subite dagli imperatori e dagli ex imperatori che avevano offerto tali preghiere. Invita severamente a non chiedere ai preti degli insegnamenti della Vera parola di pregare per la sconfitta del nemico, poiché ciò avrebbe causato la rovina del paese. A quel tempo si temeva una seconda invasione da parte dell’impero mongolo e la corte imperiale e lo shogunato di Kamakura avevano ordinato a templi e santuari di pregare per sconfiggere gli invasori stranieri. Tradizionalmente tali preghiere si offrivano per eliminare nemici e demoni invocando il potere degli dèi e dei Budda.
Nichiren continua affermando che, come precursore dei Bodhisattva della Terra, egli aveva propagato come oggetto di culto un mandala senza precedenti, il Gohonzon, pur sapendo che così facendo avrebbe suscitato una grande opposizione. Esprime poi il desiderio di ripagare i suoi debiti di gratitudine: «Ho pregato sinceramente affinché i benefici che derivano dalle mie attività siano trasmessi ai miei genitori, al mio maestro e a tutti gli esseri viventi» (Ibidem, 751), e conclude la lettera esortando Jōken-bō a credere nel Gohonzon e a pregare davanti a esso con un’unica mente.

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