BS 265 / 1 marzo 2026

Forte come la verità

Erin Brockovich, film diretto da Steven Soderbergh, 2000, Premio Oscar migliore attrice protagonista a Julia Roberts

immagine di copertina

Los Angeles, anni ’90, una macchina assemblata con pezzi di diversi colori, tanti kilometri vissuti e una donna con i tacchi a spillo sui pedali. Entriamo così nella storia vera di Erin Brockovich, una trentenne disoccupata, sola, con due divorzi alle spalle, tre figli a carico, una dispensa desolata e uno scarafaggio che passeggia nel lavandino. Il suo linguaggio colorito e i suoi vestiti eccentrici la annunciano, ed è chiaro da subito che la nostra protagonista non è un’eroina angelica ma una donna sinceramente umana, forte, e resa ancor più vera dall’autenticità dei suoi limiti e dalla scorrettezza dei suoi difetti, in grado di raccontarci la durezza del suo passato e la faticosa realtà del suo presente, e che la condannano a prevedibili e scontati pregiudizi. Ma lei non si arrende, mai.
A seguito di un incidente stradale per il quale l’avvocato Ed Masry non riesce a farle avere un risarcimento, ennesima goccia di un vaso già traboccato, Erin lo convince a farsi assumere come assistente nel suo studio legale. Si immerge nel lavoro e incaricata di archiviare vecchie pratiche trova dei referti medici all’interno della documentazione relativa ad alcune proprietà immobiliari. Stupita, si reca nell’archivio idrico della contea dove ha conferma che si trattava di un tentativo di copertura di un gravissimo caso di avvelenamento delle falde idriche da parte della grande azienda PG & E., responsabile in questo modo di inquinare l’acqua corrente nelle case degli abitanti della cittadina californiana Hinkley, i quali da tempo si ammalavano gravemente e perdevano la vita. Condivisa la scoperta con l’avvocato Masry, diventano un’insolita ma solida squadra determinata a dare volti, nomi, dignità e risarcimento a tutti i membri delle famiglie colpite.
Julia Roberts, resa grande da questo ruolo, fa di Erin la sua stessa pelle, vive nei suoi occhi fino a farci rispecchiare, grazie a lunghi e limpidi primi piano, nel suo tormento lucido: più conosce il dolore di queste famiglie dal futuro spezzato, più rendergli giustizia è per lei una missione urgente.
Lavora fino a notte fonda, passa intere giornate a recuperare prove, privandosi del tempo prezioso con la sua famiglia, fino a raccogliere le firme di 634 querelanti. Dedicarsi agli altri, dare forza a chi ha la vita consumata, stritolata dal dolore della malattia, e lottare contro quell’idea che “l’azienda da 28 miliardi di dollari” può permettersi di rubare quella vita perché impercettibile in confronto ai suoi profitti, è stata la scintilla per far accendere in Erin il fuoco del suo incontenibile potenziale, sempre rimasto incatenato da quelle che pensava fossero le sue possibilità.
Rivediamo infine Erin insieme al suo compagno ancora una volta in macchina, questa volta nuova e di un unico colore, mentre ci scortano verso la commuovente scena a casa di una di quelle famiglie, i Jensen, che sigilla la bellezza dell’ordinario, della forza delle persone comuni che non si fanno spezzare dal potere ma che, unite, hanno smosso l’incredibile e riscritto il loro futuro. (Rossella Maci)

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