Roxani Roushas guida l’iniziativa Youth4Climate, un programma globale di supporto a giovani leader del clima, presso il Centro per il Clima e l’Energia di Roma dell’UNDP (United Nations Development Programme). Da sempre interessata a temi di diseguaglianza e diritti umani, ha iniziato a occuparsi di migrazione lavorativa presso l’International Labour Organization (ILO), poi ha lavorato in Etiopia alla delegazione UE presso l’Unione africana per seguire progetti sulla parità di genere, l’empowerment femminile e i giovani. Nel 2019 si è trasferita all’UNDP, inizialmente presso l’ufficio regionale negli Stati Arabi dove ha lavorato su tematiche di innovazione inclusiva e imprenditorialità, come l’imprenditoria digitale femminile, e poi per un anno in Somalia si è occupata di inclusione di persone con disabilità. Dal 2023 è alla guida dell’iniziativa Youth4Climate.
«Per me sono argomenti nuovi, ma molto vicini al mio cuore». Così Roxani Roushas racconta il suo impegno per le tematiche climatiche. «Partendo da un background di esperienze con inclusività di vario tipo, e soprattutto lavorando con giovani, ho visto il potere delle opportunità: quando una persona ha la possibilità di realizzare la parte migliore di sé può trasformare la sua vita e contribuire alla comunità».
Parliamo di giustizia climatica. Come possiamo contribuire a promuoverla?
La crisi climatica non colpisce tutti allo stesso modo. Secondo le statistiche, circa il 10% più ricco della popolazione mondiale è responsabile di quasi il 50% delle emissioni di gas serra globali, mentre il 50% più povero contribuisce solo per circa il 10%. Eppure sono proprio le comunità più vulnerabili, più povere, i giovani, le donne e le popolazioni indigene che subiscono gli impatti più gravi. I bambini di oggi hanno 7 volte più probabilità di vivere eventi climatici estremi rispetto ai loro nonni. Si stima inoltre che il cambiamento climatico potrebbe spingere fino a 135 milioni di persone in stato di povertà entro il 2030. Secondo ulteriori dati le donne sono più colpite dal cambiamento climatico perché, in alcuni paesi, sono loro che si occupano principalmente di attività come agricoltura e raccolta dell’acqua.
Giustizia climatica significa prima di tutto riconoscere questi fatti e fare in modo che nell’ambito decisionale della distribuzione delle risorse, comprese quelle finanziarie dove c’è una tremenda disparità, ci sia un equilibrio. Con Youth4Climate, anche grazie al supporto dei fondi 8x1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, cerchiamo di fare la nostra parte nel distribuire risorse dirette a giovani, particolarmente a giovani donne e a giovani di comunità indigene. In 3 anni, dal 2023 quando siamo partiti come iniziativa a lungo termine, abbiamo già finanziato 150 progetti in 59 paesi con un impiego di 4 milioni di dollari, ed esattamente il 50% di questi progetti sono guidati da giovani donne e molti da giovani di comunità indigene.
Come incoraggiare i giovani a reagire all’ansia climatica?
L’ansia climatica è un sentimento legittimo che proviamo tutti. L’ultimo sondaggio annuale Peoples’ Climate Vote, realizzato da UNDP, ha riscontrato che le giovani generazioni sono le più preoccupate per gli impatti del cambiamento climatico. Un altro sentimento legittimo che provano è di non essere responsabili per quello che accade.
I giovani hanno il diritto di avere risorse e conoscenze per poter far parte dell’azione climatica. Moltissimi sono già coinvolti perché hanno più competenze, più interesse, più consapevolezza del cambiamento climatico rispetto alle generazioni precedenti.
Questo lo vediamo dalla partecipazione alle Call for Solutions, che facciamo con Youth4Climate, in cui invitiamo i giovani a proporre soluzioni alle sfide climatiche. L’anno scorso abbiamo ricevuto quasi 3000 proposte (ne abbiamo selezionato 50 da finanziare) e 7000 giovani si sono registrati nel sistema. Pur trattandosi di un sottoinsieme che ha accesso a internet, alle lingue e all’informazione, è un’indicazione importante.
Quindi penso che sia necessario creare spazi sicuri, comunità sia in rete sia a livello nazionale dove queste idee possano trovare riconoscimento e supporto. Nella nostra piattaforma online, accessibile in 104 lingue e che raccoglie già 30.000 iscritti, oltre a presentare le soluzioni che finanziamo proponiamo corsi di formazione e altre opportunità per i giovani.
I giovani possono essere davvero protagonisti nella lotta all’emergenza climatica? Quali sono gli ostacoli più grandi che incontrano e come possono superarli senza perdere motivazione?
Direi che sono già protagonisti o che vorrebbero esserlo. Il paradosso è che le persone sotto i 30 anni costituiscono il 50% della popolazione mondiale e ricevono meno dell’1% del finanziamento climatico. E anche in contesti dove ci sono opportunità di formazione, sia nell’imprenditorialità sia negli aspetti tecnici, poi non ci sono i fondi dedicati a sostenere questo tipo di progetti. Il primo passo è il più difficile, perché se una nuova impresa non ha mai ricevuto fondi è molto difficile che ottenga un investimento da un finanziatore.
Con la Call for Solutions facciamo in modo che anche singoli individui possano inviare richieste di finanziamento di progetti, e vediamo che da questo primo atto di fiducia si aprono tantissime porte.
Ci sono poi impedimenti specifici per le donne, come barriere legali che non permettono loro per esempio di aprire un conto bancario, oppure altri limiti (costi, tempistiche…) legati alle legislazioni dei singoli paesi.
Ci sono esempi in cui progetti climatici guidati da giovani hanno fatto la differenza, in particolare nel rafforzare la coesione sociale e ridurre le tensioni nelle comunità?
Sì, le tematiche su cui sono più focalizzati, oltre cibo, agricoltura ed energia, sono: natura, educazione climatica, clima-pace-sicurezza, clima e salute, soluzioni digitali per il pianeta, consumo e produzione sostenibile e sostenibilità urbana. Emerge molto chiaramente la loro comprensione sistemica e, avendo una conoscenza approfondita del contesto, capiscono come una soluzione per l’agricoltura può anche essere una soluzione energetica e allo stesso tempo può avere ripercussioni sulla salute...
Un esempio riguarda la mobilità sostenibile nella capitale della Liberia, dove il trasporto informale è una delle principali fonti di inquinamento urbano ed è anche percepito come insicuro soprattutto per le donne. Il progetto coinvolge un’impresa che ha introdotto tricicli elettrici per il trasporto urbano e ha formato con i nostri fondi 30 giovani donne come conducenti e tecniche di manutenzione, settori tradizionalmente accessibili solo agli uomini. Ebbene, i tricicli elettrici hanno ridotto fino al 95% le emissioni, la formazione ha prodotto lavoro dignitoso per queste donne giovani e sicurezza del trasporto locale.
Un altro esempio riguarda un progetto in Afghanistan molto concentrato su questioni di genere. Un gruppo di giovani di Kabul, in gran parte giovani donne, ha progettato un intervento semplice ma trasformativo che sostiene 150 famiglie vulnerabili della città attraverso la creazione di orti domestici che migliorano l’accesso al cibo, riducono la dipendenza dai mercati e rafforzano la sicurezza alimentare in un contesto di instabilità climatica ed economica. Ma l’aspetto più innovativo è il ruolo di queste giovani attiviste formate che conducono sessioni porta a porta di educazione climatica in un ambito dove purtroppo le donne non hanno libertà. È un esempio di come fondi abbastanza piccoli possono avere un grande impatto quando sono implementati da persone che hanno una conoscenza approfondita del contesto locale.
Come unire in modo equo e rispettoso una visione ambientale globale alle specifiche e variegate realtà locali?
Per quanto serva una risposta globale coordinata, l’implementazione funziona solo nel tradurre quell’impegno a livello nazionale e locale. Secondo i dati, i progetti che coinvolgono le comunità locali hanno tassi di successo più alti, perché le sfide non sono le stesse in ogni contesto e anche all’interno dei paesi ci sono necessità locali specifiche. C’è bisogno di ampliare il dialogo per costruire una visione più locale del futuro, che dia valore alle diversità, in cui anche le conoscenze ancestrali indigene facciano parte di queste soluzioni.
Un consiglio da dare ai giovani che leggeranno questa intervista.
Il potere delle persone è la cosa più importante. Voi siete membri della Soka Gakkai, ciò significa aver scelto di far parte di una comunità che condivide un insieme di valori e questo fa sentire le persone meno sole. Abbiamo notato, infatti, che negli eventi di Youth4Climate giovani che non hanno mai lasciato in precedenza le loro comunità si sentono a casa, nonostante siano insieme a persone di tante nazionalità diverse, perché scoprono che ciò che li unisce sono i valori e le azioni comuni. Quindi penso che sia importante trovare dei modi per avvicinare giovani di ambiti differenti così che possano imparare tanto gli uni dagli altri.
(a cura della redazione di Buddismo e Società e della Fondazione Be the Hope)
Youth4Climate
Un progetto finanziato dai fondi dell’8x1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai
Nel 2021 il governo italiano ha ospitato a Milano l’iniziativa Youth4Climate Summit, come parte del PreCOP26, offrendo per la prima volta a giovani di oltre 180 paesi l’opportunità di presentare idee e proposte su alcune questioni urgenti dell’agenda climatica. Da questo incontro è emerso il Manifesto Youth4Climate, un piano per l’azione climatica con i seguenti obiettivi: accrescere l’ambizione, promuovere una ripresa sostenibile, coinvolgere attori non statali e sviluppare una società consapevole del clima. Il governo italiano ha poi avviato una partnership con l’UNDP (United Nations Development Programme) per sviluppare l’iniziativa Youth4Climate.
Dal 2023, anche grazie al supporto dei fondi 8×1000 della Soka Gakkai italiana, il programma promuove annualmente una “Call for Solutions”, una sfida di innovazione rivolta ai giovani tra i 18 e i 29 anni di 150 Paesi, invitati a a presentare soluzioni da candidare a un finanziamento fino a 30.000 dollari per progetti riguardanti diverse aree tematiche, come l’educazione sul clima, l’energia, l’alimentazione, l’agricoltura e la sostenibilità urbana. Attraverso le edizioni 2023 e 2024 della Call for Solutions sono stati finanziati 100 progetti — di cui 20 sostenuti dalla Soka Gakkai italiana — per un investimento complessivo di 2,5 milioni di dollari. L’ultima Call for Solutions 2025 ha registrato un numero record di 2.618 candidature. Attualmente sono attive 150 iniziative in 59 paesi, di cui il 50% in Africa e il 50% guidato da giovani donne. La Soka Gakkai italiana sosterrà 10 delle ultime 50 soluzioni selezionate.
Alla COP30 è stato inoltre presentato il film documentario Generation Trust - A Global Climate Story in the Making, anche questo finanziato dai fondi 8x1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, che racconta alcuni progetti vincitori del programma Youth4Climate Sparking Solutions.
Per info: ottopermille.sgi-italia.org/progetti/youth4climate/
