C'è creazione nel vincere la resistenza

Arte

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Un primo passo da solo ha qualcosa di glorioso: alzarsi e farlo. Decidere.
Calato nella vita, nella contingenza, somiglia più alla prima mossa di una battaglia.
Il primo passo potrebbe essere anche solo sottrarsi alle maglie di una vita molto diversa da quella desiderata, fare la prima azione per uscire dalla trappola di un problema.
Pensando all’arte, il primo a venirmi in mente è Matthew Barney, l’artista americano autore di una serie di lavori iniziata nel 1987 e tuttora in corso, “Drawing Restraint”. Le opere sono cambiate, ovviamente, nel tempo, ma i primi disegni sotto sforzo, quelli degli anni 80, sono straordinari e pieni di ispirazione.
L’artista cercava di realizzare dei disegni sulle pareti del suo studio, in alto, sforzandosi di vincere la resistenza opposta da una fascia elastica a terra.
Il progetto si fonda sull’idea che la forma sia il frutto della lotta contro una resistenza autoprodotta. «Racconto il modo in cui una forma combatte per trovare una propria definizione» spiega l’artista, perché «non può materializzarsi o mutare senza lottare contro la resistenza». Ed è lui ad affrontare in prima persona, con il proprio corpo, ogni sorta di impedimento, per superare il limite e compiere la creazione.
La resistenza autoprodotta di Barney mi fa pensare alla varietà di resistenze che si trova ad affrontare chiunque decida di fare un passo importante per la sua vita: non solo resistenze esterne, ma anche interne, quelle opposte dalle tendenze negative, dai toni spesso insondabili della propria oscurità personale, diversa per ognuno. Il coraggio che ci vuole per lanciarsi in questa impresa è immenso, è sporgersi fuori per guardare dentro. (Simona Caleo)

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